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Il mio rapporto con l’Accademia Alfonsiana P cominciato nei mesi estivi del 1969, subito dopo l’ordinazione sacerdotale, quando dai superiori della mia provincia religiosa (Napoli) mi fu comunicato che venivo inviato a Roma per conseguire il dottorato in teologia morale e poi restare a disposizione dell’Accademia. Una tale decisione era stata suggerita dal P. Domenico Capone, che, nominato preside nella primavera dello stesso anno, si era subito impegnato per reclutare futuri docenti.
La teologia morale non era stata tra le mie materie preferite durante gli anni di teologia. Ero pij attratto dall’ecclesiologia e soprattutto dalla pastorale, avendo scelto di entrare tra i Redentoristi per la loro opzione per l’evangelizzazione. Non va dimenticato poi che la mia generazione viveva, alla fine degli anni Sessanta, un momento di rifiuto nei riguardi della tradizione e delle norme.
Gli anni passati come studente in Accademia mi hanno segnato profondamente: per le lezioni, teologicamente profonde ma sempre vicine alle problematiche della vita; per il clima familiare di dialogo e di confronto che i docenti ci offrivano; per la partecipazione viva che contrassegnava la maggior parte degli studenti. Particolarmente importante P stata la collaborazione che mi fu chiesta da parte del P. B. Häring e del P. D. Capone. Sono essi che hanno maggiormente influito sulla visione di teologia morale che oggi cerco di proporre agli studenti.
Ho iniziato ad insegnare presso l’Accademia alla fine degli anni Settanta. Il campo P stato quello della morale fondamentale: il rapporto tra morale e spirituale, la dimensione pneumatologica della vita cristiana, la coscienza e la sua formazione sono alcune delle tematiche maggiormente approfondite. Frattanto si P intensificato il mio interesse per la proposta morale di sant’Alfonso, fino decidere di farne oggetto di specifici corsi, che generalmente hanno trovato presso gli studenti un’accoglienza maggiore di quella che io stesso mi aspettavo.
Oggi sono pij che mai convinto della necessitB di continuare a sviluppare e attualizzare le intuizioni fondamentali di sant’Alfonso, inserendole in una fedeltB sincera al cammino tracciato dal Vaticano II, in maniera da realizzare una teologia morale:
radicata nella concretezza della vita, attraverso la condivisione sincera delle «gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono» (Gaudium et spes, 1);
articolata intorno al desiderio di pienezza propria di ogni persona, proiettandolo sugli orizzonti che la pasqua di Cristo ha aperto a tutta l’umanitB; che sia chiaramente teologia e percib «nutrita» di Sacra Scrittura e radicata nel mistero del Cristo (cf Optatam totius, 16);
tesa ad affrontare con prontezza e amore i problemi che la rapida evoluzione della societB pone alle coscienze, cercando di delineare risposte effettivamente significative;
effettivamente ministeriale nei riguardi delle coscienze, concretizzando quella diaconia ecclesiale che «trova il suo punto di forza - il suo "segreto" formativo - non tanto negli enunciati dottrinali e negli appelli pastorali alla vigilanza, quanto nel tenere lo sguardo fisso sul Signore Gesj», sapendo che «solo in lui sta la risposta vera e definitiva al problema morale» (Veritatis splendor, n. 85).
Tutto questo perb sempre in un clima di semplicitB e di dialogo, in maniera da permettere agli studenti di sentirsi veramente accolti e valorizzati e percib ulteriormente motivati a continuare nella ricerca teologico-morale.